H2OTELLO

 

regia Livia Gionfrida
scene Alice Mangano e Nicola Console
collaborazione artistica Ilaria Cristini e Marco Serafino Cecchi
collaborazione al progetto Alessia Brodo e Giulia Aiazzi
produzione Teatro Metropopolare in collaborazione con Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Regione Toscana e Comune di Prato

 

debutto

23 maggio 2014

Casa Circondariale di Prato La Dogaia

 

H2Otello, terzo lavoro della trilogia shakespeariana che il collettivo Metropopolare ha in questi anni affrontato, è un lavoro di ricerca attorno all’opera del drammaturgo inglese e in particolare uno studio che affonda le sue radici sul tema dello scontro tra codici culturali e impulsi naturali dell’essere umano. Temi come gelosia, femminicidio, solitudine, razzismo sono stati affrontati insieme ai detenuti della C.C. La Dogaia di Prato, partendo proprio dall’idea che l’incontro tra esseri umani, anche se innamorati, viene spesso complicato dalle convenzioni e dalle norme sociali che portano a seguire schemi “prestabiliti” di valori, che, se indossati senza condividerli, non aprono al riconoscimento e all’ascolto. La parola si fa in quest’opera equivoco continuo, diventa arma e tentativo di salvezza, strumento elusivo che dà spazio ad una realtà sfuggente e inafferrabile. L’orgoglio ferito e la difesa estrema del proprio onore conducono Otello verso una strada senza ritorno, dove è ormai chiusa la possibilità di un vero incontro con il proprio amore.

 

Note di regia

Il nostro Otello è ambientato in una palestra, un campo da basket in cui si svolge la partita di Iago e con lui, di tutti i personaggi e del Coro. Brabanzio è inglese ed entra in scena sui vecchi e scassati carrelli del sopravvitto dei detenuti, accanto a lui, una Desdemona dalla pelle bianca. Otello è marocchino, Iago albanese, il Coro un misto di razze e colori (Africa, Albania, Polonia, Romania, Brasile.. ). Di cosa parla l’Otello? Tantissime sono le trame che ogni volta si possono rintracciare in ogni opera shakespeariana, ma noi ci siamo concentrati soprattutto su una questione: perché un uomo come Otello si trova protagonista e artefice di un femminicidio? Cosa ne pensano i detenuti del carcere di Prato della violenza sulle donne? Ma soprattutto: cosa ne pensano i miei attori della violenza sulle donne? I miei attori che si lasciano dirigere da anni da una una regista donna. Mi diranno la verità? Mi diranno davvero quello che pensano? E io come farò a raccontarlo? Queste sono le domande che mi hanno accompagnata durante tutta la ricerca (ricerca che per il nostro modo stesso di procedere è ogni volta un processo senza fine di approfondimento e verifica). E poi c’era da raccontare la contro-parte, il femminile e il suo punto di vista. Come portarlo davvero in scena? Leggendo e rileggendo l’Otello shakespeariano mi risuonava sempre in testa il rumore del mare. Mi trovavo spesso a fermare i miei occhi sulle microscopiche didascalie “Venezia. Strada”, “Porto di mare a Cipro. Spiaggia presso la banchina”. L’ambientazione scelta dall’autore mi ha fatto sentire una fortissima esigenza d’acqua in scena. Questa esigenza è cresciuta sempre di più, quando ho sentito che l’acqua, in quanto elemento vitale che genera la vita e la mantiene, poteva essere femminile, poteva essere il femminile che avevo voglia di raccontare. E così Iago, alla fine di una partita a due, chiede ad Otello se l’acqua sia femmina o maschio… “Niente. Il mare è alle stelle. Tra cielo e mare non si scorge una vela”.

Livia Gionfrida

 

 

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Category
prosa